Albert Piguet e la nascita dello Speedmaster

«Un giorno venne da me Marius Meylan (allora direttore generale della Omega). Mi disse che il giorno prima era stato a Bienne, dove gli avevano dato l’incarico di realizzare un calibro da cronografo di 27 mm di diametro.

Doveva essere il più piatto possibile, con totalizzatori separati per i 30 minuti e le 12 ore». Con queste parole Albert Piguet ricordava la nascita, negli anni tra il 1940 e il 1941, di uno dei calibri più importanti dell’orologeria moderna, il Lemania 27CHR C12 (poi divenuto 321 e successivamente 861), ovvero il cuore dello Speedmaster.

Per quasi 50 anni al servizio di Lemania e Omega, Albert Piguet, ricordato dai suoi come un «po’ sergente maggiore: corretto, conciso, severo», è il naturale punto di arrivo di una lunga stirpe di orologiai: padre, nonno, bisnonno… Terminato in soli tre anni il corso quadriennale della Scuola di Orologeria di Le Sentier, entra all’inizio degli anni ’30 alla Lemania, già allora specializzata nella produzione di orologi particolari, in special modo cronografi.

Dopo essersi occupato del perfezionamento del cronografo Omega utilizzato per le Olimpiadi di Los Angeles nel 1932, iniziò alla fine degli anni ’30 la realizzazione del già citato movimento cronografico. Con pochi mezzi, vista la guerra in pieno svolgimento, una manodopera limitata (anche in Svizzera, benché fuori dai combattimenti, il conflitto portò problemi economici ed uno stravolgimento della produzione che divenne, suo malgrado, strettamente “di guerra”) e dei macchinari appena sufficienti, diede il via alla realizzazione del progetto cronografico realizzando interamente a mano il primo prototipo. Ottenuto immediatamente il benestare da parte della Casa madre, grazie anche al fatto non certo fortuito che «il primo progetto si rivelò quello buono», iniziò praticamente subito la costruzione dell’utensileria e conseguentemente la prima produzione in serie. Questa continuò poi per molti anni, con l’unica sostanziale modifica, avvenuta alla fine degli anni ’60, della semplificazione del comando delle funzioni cronografiche e del passaggio dalle 18.000 alternanze/ora alle 21.600.

Una piccola curiosità ci aiuterà a capire il suo carattere. Albert Piguet infatti, uomo slanciato, autoritario, austero come solo un maestro orologiaio riesce ad essere, non esitò di dichiarare, con un pizzico di alterigia, di non aver seguito con particolare interesse la spedizione dell’Apollo XI sulla Luna e «neanche il fatto che vi prendesse parte il mio orologio mi ha toccato più di tanto». Più svizzero di cosi…

Nella prima foto Albert Piguet e a destra John Hasler, nell’inverno del 1942, anno di presentazione ufficiale del calibro 27CHR C12.

Nella seconda foto il Primo Speedmaster del 1957.

Ulysse Nardin Regatta
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