GIGI L’ARIETE

Persone
Gigi Casiraghi_foto Corrado Calvo_

Pierluigi Casiraghi, Classe ‘69, viso e fisico da pugile, cognome da brianzolo imbruttito. Si nutriva nell’area di rigore e colpiva le prede principalmente di testa, oggi sconfigge gli avversari sui campi di Padel.

Era una tiepida mattinata di un insolito febbraio milanese quando abbiamo incontrato Gigi Casiraghi. Sorridente e spontaneo, ci ha detto di avere poco tempo per via di un appuntamento di lavoro; in realtà è rimasto a chiacchierare con noi ben oltre l’orario stabilito. Gigi ha iniziato la carriera nella sua città natale, all’AC Monza, nel 1985. La squadra è stata retrocessa in Serie C nella sua prima stagione, ma li ha aiutati a ottenere la promozione in Serie B nel 1988. Passa alla Juventus nel 1989, dopo essersi appunto fatto notare per i 28 gol in 94 partite in biancorosso.
A Torino sigla 20 gol in 98 partite, contribuendo alla vittoria di due Coppe UEFA (1990, 1993) – segnando durante la finale d’andata contro la Fiorentina nel 1990 – e di una Coppa Italia, sempre nell’anno del mondiale italiano. Nel 1993 firma per la Lazio. Matura molto sotto la guida di Zeman e aggiunge altri colpi importanti al proprio repertorio, arrivando a quota 41 gol in cinque anni. Alza un’altra Coppa Italia, nel 1998, ma Sven Göran Eriksson gli preferisce Alen Bokšić e Roberto Mancini, così Gigi sceglie il Chelsea, seguendo la propria passione per il calcio inglese. La sua permanenza nella zona ovest di Londra, però, si è rivelata sfortunata. Un unico gol in dieci presenze, contro il Liverpool, nell’1-1 ad Anfield: «Un’emozione che ricordo ancora adesso». La sua carriera nel Chelsea è stata interrotta da un infortunio al legamento crociato durante una collisione con il portiere del West Ham, Shaka Hislop, nel novembre 1998. Neanche il calvario delle dieci operazioni è stato in grado di farlo tornare in campo.

Dopo essersi ritirato, ha iniziato la sua carriera da manager, nel 2002, sia dentro che fuori dal campo. Prima come allenatore della squadra giovanile del Monza; poi sulla panchina del Legnano; poi su quella dell’Italia Under 21. Nel 2014 diventa assistente manager di Gianfranco Zola, prima al Cagliari, poi in Qatar, infine al Birgmingham, fino all’aprile del 2017.

Oggi, a venticinque anni dal mondiale americano che lo ha visto protagonista e a venti dal termine della sua carriera da calciatore, Gigi ha cominciato una nuova avventura professionale con l’amico Demetrio Albertini e il manager Lorenzo Alfieri, con i quali ha investito la propria passione in una nuova realtà imprenditoriale e sportiva: Milano City Padel.

Campo_Gigi_Casiraghi_ph_Corrado_Calvo_

Come mai avete scelto di investire sul Padel?
Circa due anni e mezzo fa, Demetrio e Lorenzo hanno deciso di rivolgere la loro attenzione verso un business prettamente imprenditoriale ma di taglio sportivo. Lorenzo tecnicamente è un tennista molto forte ma non aveva mai giocato a Padel nonostante fosse di Roma, dove esistevano già alcuni campi. Riflettendo sul successo che stava ottenendo nella capitale, hanno voluto cavalcare l’onda e, dopo una prima valutazione sul territorio, hanno scommesso sull’idea di creare alcuni campi a Milano in una zona che fosse centrale. Quando hanno avuto bisogno di qualcuno che fosse in grado di gestire l’intero piano di lavoro, sono sceso in campo io. Sono stato il primo dei tre a giocare a Padel, perciò conoscevo questo sport un pochino meglio, mi hanno detto che il loro scopo era quello di creare alcuni campi dedicati nel cuore di Milano e ho aderito all’iniziativa. Oggi, a seguire il progetto siamo noi tre imprenditori e un gestore d’eccellenza: Gustavo Spector, dal 2014 allenatore della Nazionale italiana di Padel. Volevamo che il progetto fosse realizzato ai massimi livelli e ci siamo riusciti.

Perché questo tipo di progetto a Citylife?
Perché il Padel è uno sport tutto da scoprire, anche per la città di Milano. Chiaramente Citylife ha rappresentato il luogo ideale dove poter far nascere qualcosa di nuovo. Nella nostra città è rimasto davvero poco spazio per sviluppare nuovi progetti, soprattutto di questo tipo. Riuscire a realizzare quattro campi in questa zona ha rappresentato un plus valore importante. Tornando al Padel, è uno sport simpatico, adatto a tutte le età; non ci vuole una preparazione tecnica elevata e nemmeno dal punto di vista fisico necessita di prestazioni eccezionali, quindi è uno sport che piace a tutti, in particolare ai giovani. Da poco abbiamo aperto una collaborazione diretta con la scuola Leone XIII per cui i ragazzi vengono a fare la loro di lezione di Educazione Fisica da noi. Quando vedi che giocano per la prima volta ed escono dal campo felici è una bella soddisfazione. Siamo molto contenti di come sta andando l’attività, fino ad ora davvero benissimo, e ci piacerebbe che potesse crescere sempre di più il numero dei giocatori in tutta la Lombardia.

Il target di riferimento potrebbe andare a prendere una sorta di immaginario stile Golf Club? Da come avete strutturato il progetto, mi sembra abbiate creato una sorta di Club House dove potersi incontrare, anche tra professionisti, manager…
Questo sport, proprio perché può essere praticato da tutti, in un contesto come Citylife, è un normale aggregatore di tante tipologie di persone differenti, non solo manager, anche tanti giovani. Da poco abbiamo iniziato a colloquiare anche con le scuole proprio perché vogliamo che diventi in un certo senso un movimento sempre più ampio. Molti ancora non conoscono il Padel, in Italia è ancora uno sport di nicchia nonostante in Spagna sia il secondo sport nazionale. Abbiamo voluto creare una realtà bella, importante, in un luogo straordinario ma con una filosofia di accessibilità per tutti. Il nostro centro non è un club privato per cui è necessaria una iscrizione per essere partecipi, ma un luogo aperto a chiunque voglia fare questo tipo di sport.

Avete perciò intenzione di espandervi?
Non in questo momento, siamo concentrati su Milano, ma non lo escludiamo: anche qui la richiesta è molto alta, perciò in prospettiva non abbandoniamo l’idea. Chiaramente la comunicazione che se ne sta facendo è un forte motore per il Padel in generale. Siamo orgogliosi di aver contribuito in pochi mesi a far conoscere sempre di più questo sport e aver portato sempre più persone a praticarlo, nel nostro centro come in altre zone della città.

Potremmo dire che è il nuovo sport del futuro vista la semplicità di gioco?
Come divertimento, assolutamente sì. E noi ci divertiamo parecchio. É molto più semplice del tennis in apprendimento, possiamo dire che è una semplificazione. Quando invece entri nel livello professionista diventa molto più tecnico del tennis perché avendo pochi colpi a disposizione o li sai eseguire tutti bene o ti trovi in difficoltà. Nel tennis diciamo che puoi sopperire alla mancanza di un colpo con gli altri che conosci. Come nel calcio: c’è quello che è velocissimo, quello che dribbla, quello più tecnico, quello più lento, quello forte di testa… hai tante variabili ma tutte accettabili. Nel Padel fino a un certo livello è per tutti, poi diventa per pochi, perciò è esaltante. É un gioco molto sociale perché si gioca sempre due contro due, tranne che durante le lezioni. Si parla continuamente; si è molto vicini e si danno indicazioni continue al proprio compagno di gioco, oltre a scherzare con gli avversari. Si può anche non essere degli atleti perché il Padel è più un gioco di posizione; i giocatori possono essere anche di livello diverso senza che questo impedisca di giocare insieme e divertirsi. Sembra una sciocchezza, ma quando giochi e sbagli non hai tempi morti perché non devi andare a recuperare la pallina lontano come nel tennis o nel calcio. Insomma, ci sono diversi aspetti che lo rendono un gioco davvero divertente e, probabilmente, lo sport del futuro. A Roma, ad esempio, ci sono quasi 300 campi con una crescita attestata dell’800% in tutto il Paese. Questi numeri mi fanno credere che non si tratti solo di una moda temporanea ma che continuerà nel tempo, principalmente perché è uno sport adatto a tutti, non è affatto selettivo come altri e l’organizzazione, spesso carente in altre discipline, in questo specifico caso può solo migliorare.

City Milano Padel_ph. Corrado Calvo_Gustavo Spector_Albertini_Casiraghi
MR. HORSE
Saul Canelo Alvarez
SUL RING CON CANELO ALVAREZ

Potrebbe interessarti anche

Menu