IL DIRETTORE
 D’ORCHESTRA

Louis Ferla_ceo_Vacheron_Constantin

Il ceo Louis Ferla racconta come VACHERON CONSTANTIN affronterà le sfide del futuro.

Essere il Ceo da poco più di un anno di una Maison con oltre 260 anni di storia potrebbe ai più sembrare poca cosa. In realtà Louis Ferla, nei pochi mesi che ci separano dall’aprile del 2017, quando ha preso lo scettro della casa ginevrina, ha già impresso il suo stile nell’immagine e nella produzione Vacheron Constantin.

Cos’è cambiato nella Marca dal suo arrivo come Ceo?
Quest’anno Vacheron Constantin compie 263 anni di storia. Quello che è rimasto costante nel tempo è stata la ricerca dell’eccellenza e dell’innovazione. Sono i motivi per cui questa marca esiste da così tanto tempo. Continueremo su questa strada e il mio ruolo è quello di salvaguardare il DNA della marca e di mantenere e assicurare la creatività, l’innovazione e il focus sul cliente. Un po’ come un direttore d’orchestra.

Nei vostri progetti è previsto un aumento del numero degli orologi prodotti?
In termini di quantità? Produciamo la stessa quantità da anni e mutare questo numero non è assolutamente il nostro scopo primario, che invece è quello di concentrarci sul mantenere sempre vivi i nostri valori e la nostra qualità. In più, ci siamo dati come obiettivo di essere reattivi, coordinati e ampliare la nostra comunicazione. Quindi non ci siamo concentrati sull’aumentare il volume, bensì sul valore.

Chi sono i vostri clienti?
La media dei nostri clienti ha un’età poco inferiore i 40 anni, quindi giovani. Non sono pochi quelli che ci chiedono dei pezzi “su misura”, oggetti speciali che possono anche arrivare a costare un milione di euro o più.

Difficilissimi da vendere?
Dipende. Alcuni ordinano dei pezzi straordinari semplicemente perché un loro amico ne ha già uno!

Parliamo della vostra ultima campagna di comunicazione e della collaborazione con Abbey Road Studios. Siete alla ricerca di una clientela più giovane?
Domanda interessante. Innanzitutto, credo fermamente nel fatto che quando si realizzano delle cose bellissime non è una questione di età, ma di gusto. Se ci troviamo davanti a un Picasso oppure alla Gioconda, nessuno ci domanda quanti anni abbiamo, ma se ci piace o meno. La bellezza è universale. Ho detto tutto questo perché per me è fondamentale che, quando una persona si trova davanti ad un Vacheron Constantin, capisca immediatamente di che orologio si tratta. Di conseguenza è indispensabile che la Maison mantenga un proprio codice.

Ci sono altre motivazioni?
Sì, assolutamente. Vogliamo e dobbiamo mantenere un livello di eccellenza in termini di storia, di artigianalità e di finitura. In ogni nostro singolo segmento/categoria, Les Cabinotiers, piuttosto che gli orologi gioiello, la linea in oro e perfino quelli in acciaio, ci sono conquiste da fare. Per me, piuttosto che puntare a diversi target di età, si tratta di puntare alla giusta conquista per ogni nostro segmento.

Torniamo ad Abbey Road Studios: perché avete scelto questo luogo simbolico?
Abbey Road è una conquista. La scelta è stata per via del loro concept di base. Hanno una storia eccellente e il training necessario prima di registrare in modo appropriato è di decine di anni. Anche da noi ci vogliono vent’anni per trasformare un allievo in un maestro orologiaio.

È soddisfatto della percezione che il mondo ha di Vacheron Constantin?
È importante ciò che il cliente ha da dirci e oggi la maggior parte di loro ci dice che Vacheron Constantin fa parte della “trinità” dell’Alta Orologeria. Si tratta di un luogo nel quale vogliamo rimanere. Fare belle cose è importante, ma riuscire a coinvolgere i clienti lo è ancora di più. Se fai belle cose, devi saperne parlare, comunicare all’esterno, far arrivare il messaggio. Altrimenti nessuno lo viene a sapere: devi quindi essere contemporaneo.

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