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Carolina Bucci ci racconta come è possibile spingersi oltre i limiti del consueto e rompere le regole.

Era il 1972 quando Audemars Piguet, storica casa orologiera svizzera, diede vita ad uno dei modelli di orologio più iconici al mondo: il Royal Oak. Nato dalla matita geniale di Gérald Genta e presentato per la prima volta all’annuale Swiss Watch Show (in seguito ribattezzato BaselWorld), rappresentò una vera e propria rivoluzione perché fu la prima volta che un designer francese trattò l’acciaio come l’oro, introducendo di fatto sul mercato un orologio di lusso con cinturino integrato caratterizzato da un design audace, elegante ma al contempo sportivo.

Da questa collaborazione è nata una sorprendente edizione limitata eponima del Royal Oak da 37 mm in oro giallo. Il caratteristico quadrante con motivo “Tapisserie” è sostituito da un lucido specchio in tonalità argenté, abbinato a una cassa e a un bracciale realizzati con la finitura Frosted Gold. Con questa edizione limitata a 300 esemplari, il suo design si evolve in nuove direzioni: per la prima volta la finitura a “polvere di diamante” è stata applicata all’oro giallo, la versione del prezioso metallo preferita dalla designer.

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Quando e com’è nato questo amore nei confronti del Royal Oak?
Dovete sapere che mio marito ha un compito ben più difficile rispetto alla maggioranza degli altri uomini nel comprarmi i regali perché non può comprarmi gioielli. Più o meno sette anni fa, in occasione del mio compleanno, mi ha chiesto che orologio avrei voluto ricevere per celebrarlo. Nonostante la grande offerta del mercato dell’orologeria da donna non riuscivo a trovare un orologio che facesse davvero per me. Per caso, un giorno, camminando per strada, ho notato una signora con qualcosa al polso che mi ha letteralmente catturata. Ricordo che ho attraversato la strada e, come una brava spia, l’ho seguita fino a che sono riuscita ad avvicinarmi abbastanza per capire cosa indossasse. Era un Audemars Piguet. Così, con mio marito, siamo andati alla Boutique della nostra città e, con grande dispiacere, scoprii che quel modello di cui mi ero innamorata non esisteva più, o meglio, era fuori produzione dagli anni ’80. Nonostante ciò, James, mio marito, non ha desistito fintanto che non ne ha trovato uno, che a me piace chiamare non usato ma “pre-amato”, che poi mi ha regalato. Da quel preciso momento non si è mai più spostato dal mio polso e così è nato il mio “love affair” con il Royal Oak.

Hai dichiarato: «Ho disegnato il Royal Oak Frosted Gold per rispondere a una sfida di Audemars Piguet.» Qual è stato il processo creativo che ti ha portato a ideare questo orologio e quanto tempo hai impiegato?
«Quando disegno, che siano i miei gioielli, orologi o la mia casa, non seguo un vero e proprio procedimento logico, ho piuttosto una visione. In questa ottica possiamo parlare di un procedimento più istintivo, perciò più veloce rispetto ad una procedura regolata da schemi o tabelle. Quello che creo prima lo vedo nella mia testa e prima di costruire praticamente un qualsiasi oggetto in realtà so già come vorrei che fosse, l’ho già immaginato. Da quel momento, in primo luogo devo fare quaranta passi indietro per tirare fuori l’immagine dalla mia testa e condividerla con l’esterno e, in secondo luogo, capire come poterla realizzare concretamente. Pensate che i primi bozzetti che ho creato, ora custoditi in Svizzera, li ho fatti su fogli di carta da pacco. Un orologio dal carattere “ribelle” sin da subito…»

Quanto è stato difficile spiegare questa tua idea a chi poi l’ha trasformata nel Royal Oak Frosted Gold?
È stato piuttosto difficile spiegarlo e far capire che da quei bozzetti sarebbe nato qualcosa di bello. All’inizio la mia idea è stata considerata pura follia. La soddisfazione più grande mi è arrivata quando, una volta che il prototipo fu pronto e approvato, due anni fa, il capo laboratorio è venuto da me durante una delle mie visite in Svizzera e mi ha detto che voleva chiedermi scusa perché due anni prima mi aveva dato della matta e ringraziarmi perché li avevo spinti a fare una cosa che non pensavano sarebbe stata possibile. Questa forse è la parte che mi diverte e mi stimola di più, ovvero spingersi oltre i propri limiti, cosa che faccio di continuo. Lo spingersi a vicenda poi è ancor più importante e rappresenta il modo in cui sono cresciuta. Quando ho iniziato a disegnare gioielli fu per un motivo del tutto personale, perché i miei genitori mi regalavano gioielli e io volevo trasformarli in qualcos’altro. Mi ricordo, per farvi un esempio, che un braccialetto si trasformò in quattro anelli. E anche allora il procedimento fu in qualche modo il medesimo: partivo dal disegno, andavo da mio padre che mi rimandava indietro perché all’inizio non andava bene, e via così fino a che non veniva giudicato come realizzabile da uno degli orafi del nostro laboratorio che finalmente gli dava la forma che volevo. Con Audemars Piguet è accaduto più o meno lo stesso: una volta che ho avuto l’ok a procedere dalla casa madre, mi è stato fatto recapitare un orologio nel mio atelier di Firenze, chiaramente smontato, l’ho rifinito insieme ai miei bravissimi artigiani fino ad ottenere il risultato desiderato e poi l’ho rispedito in Svizzera per l’assemblaggio definitivo.

Quando lo hai visto per la prima volta finito deve essere stata una grande emozione…
Era esattamente come lo volevo: dal punto di vista visivo era perfetto, dal punto di vista tattile invece era ancora un po’ troppo ruvido. Problema che, poco dopo, come potete vedere, abbiamo risolto. Fare una rifinitura di questo tipo su un gioiello rispetto a farla su un orologio sono due cose completamente diverse: per la funzionalità, per lo spessore stesso dell’oggetto e per altri dettagli dovuti alla sua conformazione. Così, dopo diversi viaggi avanti e indietro dalla Svizzera, dove abbiamo insegnato agli artigiani della casa madre a riprodurre la finitura, mi hanno rimandato uno dei loro prototipi che al tatto era sublime ma allo sguardo aveva perso quella lucentezza speciale che volevo. Ci sono voluti tre anni di intenso lavoro per trovare l’equilibrio perfetto per fare felici gli occhi, il cuore e infine la mano.

Il Royal Oak Frosted Gold è già da due anni in commercio. Qual è allora la vera novità rispetto al modello precedente?
Questo modello ha il quadrante a specchio, realizzato con una storia non dissimile da quella che vi ho raccontato prima. Per creare una superficie così, perfettamente liscia, senza la minima imperfezione o la presenza del più microscopico granello di polvere, e che non creasse difficoltà o fastidio nella lettura delle lancette, abbiamo dovuto superare alcuni ostacoli tecnici non indifferenti. Ma è proprio la determinazione tecnica che portiamo avanti in ogni singolo progetto quello che ci accomuna sopra ogni cosa. L’obbiettivo? La perfezione ad ogni costo.

Qual è il feedback che hai ricevuto fino ad ora?
Il feedback che ho avuto è stato molto soddisfacente ed è il motivo per cui siamo qui oggi. Posso affermare con grande piacere che nessuno dei modelli fino ad ora venduti è mai tornato indietro per problemi legati alla finitura. Ciò mi rende molto orgogliosa.

Ti saresti aspettata l’interesse anche da parte del pubblico maschile?
In realtà mi ha sorpreso ed è stato il motivo per cui, in un secondo tempo, abbiamo realizzato il modello da 41mm. Tutte le mie creazioni sono rivolte al mondo femminile… Gli unici oggetti da uomo presenti nella mia collezione sono i gemelli che realizzo per mio marito e per pochi altri clienti. Come capirete non ho mai rivolto una grande attenzione all’universo maschile. Almeno fino ad ora…

Quanto conta la libertà di innovazione nel tuo mestiere? E cosa reputi fondamentale per raggiungere i tuoi obbiettivi creativi?
Audemars Piguet mi ha permesso di sperimentare e, perché no, di osare. È indubbio. Ma quello su cui ci siamo veramente trovati assolutamente d’accordo, quasi in simbiosi, è il fatto che non ci siamo limitati alla mera creazione di quella che possiamo considerare una novità ma abbiamo voluto dare vita a qualcosa che potesse avere una evoluzione. Questo tipo di approccio sottintende precisi compiti e maggiori responsabilità perché è sempre più facile creare un oggetto partendo da zero piuttosto che mettere le mani su un manufatto già perfetto, già iconico, non solo da qualche anno ma da decenni.

Qual è stato il complimento più importante che hai ricevuto?
A Londra, poco tempo fa, durante la presentazione di lancio dell’orologio organizzata da Audemars Piguet. Tra gli ospiti invitati alla cena era presente la figlia di Gérald Genta che mi ha detto quanto adorasse questo nuovo modello. Mi ha davvero resa felice. Dall’altra parte ha fatto crescere ancor più il mio senso di responsabilità per il futuro.

Come te lo immagini questo futuro?
In perenne evoluzione tra i miei gioielli, che sono la mia storia, il mondo dell’orologeria e il mondo del design dei complementi d’arredo. Sto pensando a degli oggetti realizzati con lavorazioni molto particolari e materiali nobili come il vetro veneziano o il marmo di Carrara.

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