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MATTIA CORVO Santini racconta Great Masters of Time, IL PARADISO DEGLI AMANTI DELL’OROLOGERIA INDIPENDENTE

Non sono molti, in giro per il mondo, i luoghi dell’eccellenza dove poter trovare i segnatempo realizzati dai maestri orologiai indipendenti. In Italia l’indirizzo giusto è quello delle due boutique GMT Great Masters of Time (Grandi Maestri del Tempo), entrambe a Milano: la prima, quella storica, in Corso Magenta; la seconda all’interno Brian&Barry Building San Babila. Di grande interesse per tutti gli appassionati della bella orologeria i marchi che vi si vendono: F.P.Journe, Urwerk, MB&F (Max Busser and Friend), Ressence, Kari Voutilainen, Chanel, Bovet, Bell&Ross, Porsche Design, Sevenfriday. Per capire e scoprire assieme ai nostri lettori quali sono i segreti di un luogo così interessante per chiunque ami la bella meccanica, abbiamo intervistato Mattia Corvo Santini, terza generazione di una dinastia votata al mondo delle lancette eccellenti.

Come nasce GMT?
«GMT è l’acronimo di Great Masters of Time ovvero I Maestri del Tempo. La nostra realtà prende vita dalla necessità di trovare un punto di incontro, di presentazione e di vendita di marchi di Alta Orologeria indipendenti svizzeri che sul mercato italiano non trovavano un punto di riferimento che li rappresentasse adeguatamente. Il primo punto vendita nacque più di dieci anni fa, nel 2007 per l’esattezza, a Porto Cervo con soli cinque nomi che all’epoca erano Urwerk, MB&F, F.P. Journe, Harry Winston e Chanel. Dopo un paio di anni di importante e proficuo lavoro con la clientela straniera, in particolare mediorientale e russa, per questi brand è nata la necessità di essere seguiti anche durante l’arco dell’anno. Da qui il passo è stato veloce e abbiamo colto l’opportunità di aprire anche a Milano, in Corso Magenta, dove siamo dalla fine del 2010. Possiamo dire che passo dopo passo abbiamo creato un piccolo tempio dell’orologeria indipendente svizzera e col tempo abbiamo iniziato ad introdurre nella metropoli marchi che non erano ancora presenti e sconosciuti ai più. Oggi per l’orologeria rappresentiamo Urwerk, F.P. Journe, MB&F Kari Voutilainen da poco Ressence.

Hai accennato alla clientela straniera, cosa ci puoi dire di quella italiana?
La clientela italiana esiste ancora per fortuna, ovviamente in minor parte rispetto alla straniera. Purtroppo, a causa della forma mentis, è difficilissimo per il cliente italiano slegarsi dalla tradizione con facilità e andare oltre, magari alla ricerca di uno stile non convenzionale. Il cliente tipo che si rivolge a noi solitamente acquista Journe perché ha deciso di fare uno step in più. È da questo slancio di straordinaria ricerca che siamo diventati un punto di riferimento. Dunque è naturale che, nel momento in cui introduciamo un nuovo marchio all’interno del negozio, alcuni clienti si incuriosiscano e decidano di informarsi sul nuovo prodotto e magari testarlo da vicino.»

Si dice che molti clienti italiani siano estremamente competenti e addirittura molti sono collezionisti che col tempo hanno acquisto la capacità di riconoscere i pezzi migliori, cosa ne pensi? Ne hai esperienza diretta?
«Ci sono sicuramente tantissimi italiani davvero molto molto competenti e alcuni di loro tendono a specializzarsi su quello che collezionano. Gli appassionati a cui noi ci rivolgiamo non sono semplicemente interessati alla meccanica, quello che cerchiamo di proporre è una selezione di oggetti che siano speciali e unici anche dal punto di vista del design e della ricerca tecnologica. Quello che vogliamo trasmettere a chiunque venga da GMT è sì la passione per la meccanica – con un orologiaio come Journe non si può non parlare di meccanica – ma anche di esclusività. Riuscire ad arrivare ad apprezzare un segnatempo, che è stato creato dopo ben tre anni di ricerca e altrettanti di sviluppo che non si può trovare da nessun’altra parte in Italia, se non da noi, è davvero prestigioso.

Il vostro range di prezzo parte sicuramente da cifre abbastanza alte e non ha un vero e proprio limite perché in realtà potreste raggiungere cifre strabilianti. Secondo te possiamo parlare di investimenti anche quando acquistiamo orologi così importanti oppure si tratta unicamente di passione o soddisfazione personale?
Questa è una domanda difficile a cui rispondere: in primo luogo perché la storia degli orologi che noi rappresentiamo è breve rispetto ad altri brand più noti, perciò non abbiamo un vero riscontro di mercato oggi. Il cliente lo sa ma se me lo domandasse non potrei che rispondergli che non possiamo al momento dare una risposta certa sul futuro valore di questi orologi. Quello che cerco sempre, almeno nella mia personale visione dell’orologeria, è di trovare un cliente che una volta che abbia comprato un orologio lo indossi e non lo chiuda in qualche stanza senza luce. Questa è secondo me la cosa più bella. Avere clienti che comprano questi orologi stranissimi per tenerli in cassaforte per me è certamente una vendita piacevole, ma non rappresenta la vendita perfetta. Sapere di mettere al polso di qualcuno un orologio eccezionale che poi userà quotidianamente sì che, per me, è la perfezione! Teniamo presente che la marca tra gli indipendenti che rappresentiamo e che produce più orologi è Journe: sono solo 900 pezzi all’anno e sono tutti di gran valore. Quello che posso aggiungere, per quanto riguarda l’investimento sull’oggetto orologio, è che anche i marchi indipendenti si stanno interessando al secondo polso, vedi il Patrimonie di Journe e ora anche MB&F che hanno dato vita al servizio di riacquisto di orologi usati, rimessi a nuovo e rivenduti a poco meno del prezzo di listino. Stanno guardando con molto molto interesse alle aste perché si rendono conto che per la rivalutazione futura dei singoli oggetti conterà moltissimo.

Gli orologi di grande formato hanno un loro mercato ben preciso. Ci sono appassionati che li considerano anche oggetti di arredo?
Sì, ci sono tanti appassionati di questo tipo di oggetti e i designer amano sbizzarrirsi con la fantasia. Basti pensare che alcuni nostri clienti, non curanti dell’orologio da polso, hanno comprato la penna Astrograph fatta da MB&F con Caran d’Ache o le Music Machine o gli orologi da tavolo. Oggetti che vanno al di là della loro mera funzione di segnatempo. L’operazione che Maximilian Büsser ha fatto con Reuge è stata infatti un successo per queste piccole manifatture svizzere che non avevano quel carattere necessario per superare la tradizione dandogli la possibilità di andare al di là.»

La competenza nella vendita di un orologio è sostanziale. Una curiosità: da voi è mai arrivato un cliente con la foto di un orologio sul cellulare?
«A noi non è mai accaduto. Questo tipo di orologi hanno bisogno di essere raccontati. C’è il cliente che è appassionato puramente di meccanica e richiede informazioni più specifiche sul movimento, su come è fatto, quale è la manifattura, oppure c’è il cliente che è più interessato a sapere cosa accade dietro le quinte e chi sono le menti che stanno dietro a queste meravigliose creazioni, chi è Felix Baumgartner o Maximilian Büsser, quanti orologi hanno prodotto, da dove arrivano, dove hanno imparato, perché hanno realizzato un orologio in quel modo così particolare. Spesso dunque, senza essere degli esperti di meccanica, si avvicinano a noi clienti più appassionati all’idea di possedere creazioni così singolari.»

È una visione moderna…
«Secondo me sì. Mi piace tantissimo il purista della meccanica ma mi piace anche chi, pur non essendo iper-competente di meccanica, riesce ad apprezzare un oggetto come un Urwerk, per fare un esempio. Ci sono tante persone che non hanno mai visto un movimento con indicazione tramite satelliti eppure si innamorano dell’oggetto per tutto quello che rappresenta.»

Il fattore umano è sempre preponderante: sapere chi lo ha creato, come lo ha costruito, quanto ci ha lavorato è una delle chiavi per la scelta di un oggetto così prezioso?
«Questa è anche l’idea di base che ha portato alla nascita del nostro negozio: GMT nasce proprio dall’idea di seguire marchi di orologeria i cui creatori sono sempre presenti, anche con la clientela. Avere la possibilità di far fare ad un nostro cliente una visita in manifattura oppure di conoscere direttamente il creatore che gli costruirà l’orologio perfetto e su misura è un plus incomparabile. La nostra idea comunque è di raccontare sempre quel qualcuno che sta dietro all’orologio.»

Possiamo solo immaginare cosa accade durante questi viaggi…
«Sono sempre dei viaggi molto interessanti e ognuno unico a suo modo: anche per noi avere la possibilità di conoscere meglio un cliente visto magari solo in negozio per poco tempo è completamente diverso. A volte far incontrare mondi apparentemente così lontani (anche i designer a volte sono molto timidi) è davvero una scoperta anche per noi. Chiunque esprima il desiderio di voler scoprire la manifattura è da noi subito esaudito.»

Oltre questi mostri sacri, avete anche dei marchi un po’ più “commerciali”?
«Abbiamo dei brand che pensiamo possano comunque rappresentare GMT in modo congruo. Cerchiamo di avere dei nomi che abbiano sostanzialmente una loro identità. Non lavoriamo con nessun gruppo del mondo dell’orologeria e nessun marchio che faccia parte di un gruppo. Oltre a quelli già citati, abbiamo per esempio Chanel, Bell&Ross, Porsche Design e Sevenfriday o SevenFriday, tutti marchi indipendenti che hanno una loro personalità e i cui orologi hanno una forte identità. Proprio SevenFriday per esempio ha adottato un prezzo di partenza per uno dei suoi modelli assolutamente favorevole, ovvero mille e ottanta euro. A livello di marketing sono stati sicuramente all’avanguardia e per questo sono stati seguiti da tantissimi altri dopo di loro; SevenFriday è stato anche il primo ad usare i social network in modo intelligente ottenendo così il successo che merita.»

Anche lì un concetto nuovo, un orologio molto bello che ha una fisicità sua non comune ma con una meccanica sperimentata…
«La loro idea per uscire da un momento di stasi dell’orologeria è stata vincente: hanno detto «Vogliamo creare un orologio accattivante e con un alto valore percepito ad un prezzo interessante» e ce l’hanno fatta con compromessi molto accettabili.»

Parola all’assistenza, quanto è importante per voi?
«Noi rimaniamo il punto di riferimento per chiunque compri uno di questi orologi particolari. Di solito ci appoggiamo direttamente alla manifattura in Svizzera in modo da seguire il cliente dall’inizio alla fine. Tra i nostri marchi sono più consuete le revisioni, perché particolari problemi di funzionamento sono davvero molto molto rari. Proprio perché il servizio di assistenza è fondamentale e il nostro impegno nei riguardi del cliente sempre al primo piano, quando ci avviniamo per la prima volta ad una marca le cose importanti che valutiamo sono l’affidabilità e la puntualità nelle consegne. Con le marche con cui lavoriamo non è mai capitato che non si rispettassero i termini concordati.»

Parliamo di Ressence, l’ultimo arrivato in casa GMT…
«Ressence è un brand affascinante. Lo consideravamo tale ancor prima di iniziare a lavorare con loro e di conoscere Benoît Mintiens. Li abbiamo corteggiati a lungo e dopo 5 anni abbiamo iniziato finalmente a lavorare con loro. Quello che trovo sempre geniale di questo brand è l’approccio che ha avuto il suo creatore nei confronti dell’orologeria: Benoît ha fatto delle cose che un orologiaio “convenzionale” non avrebbe mai neanche preso in considerazione. Prendere un orologio Type3 e decidere di introdurre un liquido nella parte superiore del movimento e dei magneti per trasmettere il tempo dalla base del movimento alla parte superiore è stato un pensiero incomparabile, fuori dall’ordinario. E ha trovato il modo di farlo, di farlo funzionare e addirittura, in questa rivoluzione, ha scoperto dei vantaggi inaspettati: il fatto di tenere tutto questo sistema all’interno di un liquido per esempio permette di non aver bisogno di lubrificare quella parte del meccanismo; inoltre si crea meno attrito e quindi meno consumo energetico; infine, nel Type5, il fatto che cla parte superiore dell’orologio sia immersa in un liquido e non ci sia aria tra il quadrante e il vetro fa sì che non si crei alcun fenomeno di rifrazione. Quindi Benoît Mintiens ha dato vita ad un orologio che è un vero e proprio Diver che si può leggere sott’acqua da qualsiasi angolazione come si leggerebbe fuori dall’acqua. Il fatto che lui parta da un approccio ingegneristico come questo lo porta immancabilmente a vedere l’orologeria in modo diverso, più ergonomico, e lo porta ad affrontare i classici problemi come le lancette che si sovrappongono in maniera totalmente differente. Trovare qualcuno in grado di innovare oggi nel mondo dell’orologeria per me è qualcosa di eccezionale, fa capire qualcosa. Solo un cambiamento di approccio può portare oggi alla vera innovazione.»

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Costantino Della Gherardesca
UN FOLLE AMORE
MR. HORSE

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