UN FOLLE AMORE

Costantino Della Gherardesca

L’apertura della prima boutique italiana A. Lange & Söhne, a Milano da Pisa Orologeria, è stata l’occasione per incontrare un eclettico appassionato del mondo delle lancette di prestigio: Costantino della Gherardesca.

Costantino della Gherardesca (ma bisognerebbe aggiungere anche Verecondi Scortecci per avere il cognome completo) è conduttore televisivo e scrittore… ma anche appassionato sui generis della bella orologeria. In questa inedita veste lo abbiamo incontrato, a Milano, ospite durante l’inaugurazione della boutique A. Langhe & Söhne all’interno di Pisa Orologeria, in via Verri.

Cos’è il tempo nella tua vita?
Il tempo è il più grande lusso che una persona può avere.

Come lo riesci a gestire?
Ahimè, la maggior parte del tempo sono costretto a lavorare. Ma sogno sempre di essere uno di quei drop out (n.d.r. emarginato volontario, chi rifiuta schemi e convenzioni della società, ponendosene ai margini) che vanno a vivere tre anni su di un’isola, un anno sulla costa del Madagascar…

Ti succede davvero?
No. Non succede mai. Sono ingranato nel tempo occidentale e sono sempre di fretta.

Ti è mai capitato di riuscire a strappare, non dico un anno, ma almeno un mese di tempo per fare qualcosa di tuo?
Sì, quand’ero ragazzino!

Negli ultimi tempi?
No, non tanto. Mi auguro che possa succedere, anche se in realtà viaggio molto per lavoro e poco per piacere.

Il tuo rapporto con l’orologio?
Amo follemente gli orologi, passo le ore a guardarli. Adesso sto indossando un Lange 1. I miei preferito sono Laurent Ferrier, Philippe Dufour o comunque dei dress watch. Se dovessi prendere un subacqueo, mi piacerebbe l’Overseas World Time di Vacheron Constantin.

Perché?
Perché è uno dei pochi che indica le ore del mondo calcolando anche le mezz’ore, utili ad esempio se si va a Theheran, città nella quale amo andare.

Complimenti! Una grande cultura orologiera.
Sì, lo stesso discorso della mezz’ora nel fuso orario vale anche per il Nepal, altro luogo che amo.

L’orologio si sceglie per la tecnica o per l’estetica?
La mia scelta è sempre guidata dalla semplicità. Non mi piacciono le complicazioni fini a se stesse, degli extra inutili.

Un esempio?
Il cronografo. Non è che sto lì a prendere il tempo durante una competizione automobilistica. Un’altra complicazione per me inutile sono le fasi lunari, perché non funzionano correttamente quando si cambia emisfero. Al contrario trovo molto utile la riserva di carica, come quella del mio Lange 1: trattandosi di un carica manuale, la sua efficacia è massima.

L’estetica è importante?
Sì. Personalmente prediligo i quadranti chiari, semplici, come quello del Saxonia oppure del 1815. Inoltre mi piace l’oro giallo.

Ma come? L’oro giallo proprio adesso che non va particolarmente di moda?
Sì, mi piace proprio per questo, per quel gusto demodé. Trovo che faccia un po’ parlamentare di Westminster: gessato tre pezzi e orologio in oro giallo con il cinturino nero.

Fuori dalle mode?
Assolutamente sì. Basta semplicemente osservare quali orologi indossino i rapper, o comunque la gente di quel genere, e prendere l’esatto opposto. Loro amano i modelli coperti di diamanti, costosissimi, ma assolutamente non eleganti.

Ti consideri un collezionista?
Più che altro mi piace collezionare arte contemporanea. Non ho, invece, abbastanza orologi per considerarmi un collezionista.

La tua giornata: scandita dal cellulare o dall’orologio?
Sicuramente dall’orologio.

Non ti fai rapire dai social?
No, dovrei di più, sfortunatamente no. Fa parte del mio lavoro, quindi dovrei impegnarmi maggiormente.

Sei sicuro che si tratti di una sfortuna? Non pensi, al contrario, che possa diventare un segno di distinzione, per uscire fuori dalla massa?
(sorridendo) Sì, lo so, è terribile quella massa…

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Farò su Rai 2 a dicembre un programma che si chiamerà “Apri e Vinci”, poi Pechino Express che è adesso in onda.

Come riesci a conciliare un tuo evidente bisogno di essere al di fuori dal coro, con il tuo lavoro che ti porta ad affrontare il medium più generalista e di massa che c’è: la televisione?
La televisione non deve essere ostica per il telespettatore, non deve essere opaca, deve essere comprensibile a tutti, non solamente agli esperti. Quindi si cerca di trovare il punto più basso della comunicazione, che venga capito da tutti. Tutto questo è stato la rovina della televisione democratica. Esistono però delle persone che riescono a comunicare con delle sfumature: chi riesce a coglierle bene, chi non ci riesce gode di meno.

Parli di televisione democratica. Un tempo si parlava di lusso democratico. Secondo te può esistere?
Secondo me, no. Devono esserci degli esperti, che devono avere il giusto riconoscimento. Bisogna riconoscere l’expertise.

C’è una maniera per comunicarla?
Servono delle certificazioni, dei dati oggettivi. Ad esempio, se ho una polmonite vado dal pneumologo, mica dalla maga…

AP_RO_Carolina Bucci_
LADY OAK
Mattia_Corvo_GMT
SOLO PER PASSIONE

Potrebbe interessarti anche

Menu